{"id":95,"date":"2020-11-28T11:45:44","date_gmt":"2020-11-28T11:45:44","guid":{"rendered":"http:\/\/quadernidiagricoltura.it\/2020\/?p=95"},"modified":"2020-12-04T14:23:33","modified_gmt":"2020-12-04T14:23:33","slug":"davide-e-marco-de-munari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadernidiagricoltura.it\/2020\/davide-e-marco-de-munari\/","title":{"rendered":"Davide e Marco De Munari"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:35px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La famiglia De Munari arrivava nel 1974 in Friuli dal Veneto, dove i nonni di Davide e Marco era mezzadri. Acquistano un podere di circa 50 ettari nella Destra del Sanvitese, verso Chions: terreni da bonificare a medio impasto tendente all\u2019argilloso.<\/p>\n\n\n\n<p>Con noi c\u2019\u00e8 Marco:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNostro padre, assieme a suo fratello, hanno lavorato questi terreni piantando mais, frumento e soia. Quindi hanno aggiunto l\u2019allevamento di vacche da latte, poi di vitelloni e di vitelli a carne bianca, per riconvertire l\u2019allevamento, tra il 1993 e 1995, con i conigli. In una continua ricerca di produzioni che potessero garantire un reddito dignitoso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 1981 il padre di Marco e Davide comincia la coltivazione del tabacco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDavide entra in azienda nel 1998 ed io nel 2002. Abbiamo introdotto le mele ed il vigneto, a tabacco coltivavamo circa 30 ettari che ci davano un buon rendimento, mentre oggi gli ettari sono 15 e credo che siamo rimasti gli unici a produrlo in Friuli Venezia Giulia. Fotografando l\u2019oggi, i nostri 50 ettari sono piantati: 15 a melo, 14 a vigna, 8 a nocciolo bio; i restanti destinati a seminativo: soia, mais e frumento. Le arachidi le coltiviamo su terreni in affitto, in quanto, per questa coltura, abbiamo bisogno di terreni sciolti un po\u2019 come quelli dove si coltivano le patate, anche per la coltura del tabacco ci avvaliamo di appezzamenti che conduciamo in affitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna osservare che l\u2019agricoltura 4.0 ha imposto, per fortuna, un notevole cambio di direzione, in quanto ci permette di raggiungere, con maggior facilit\u00e0, il nostro obbiettivo che \u00e8 quello di una conduzione sostenibile: rispetto ambientale, risparmio idrico, ove possibile il biologico e un limitato uso di mezzi tecnici, ma anche risparmio energetico evitando alcune pratiche agronomiche, laddove \u00e8 consentito farlo, come le arature. Questa evoluzione ha richiesto due scelte di fondo:<\/p>\n\n\n\n<p>-dotarsi di nuovi mezzi molto costosi;<\/p>\n\n\n\n<p>-una profonda conoscenza tecnico-professionale degli stessi, oltre alla loro corretta applicazione alle varie colture.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, per rispondere a queste esigenze, ci avvaliamo dei terzisti che sono in grado di darci tutte le risposte e assicurarci la buona riuscita delle operazioni in quanto conoscono perfettamente le caratteristiche della loro strumentazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Noi sappiamo che ultimamente voi state valorizzando l\u2019arachide.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, mio fratello ed io abbiamo sempre avuto, tra le altre, la passione per la frutta secca, tipo noci, nocciole e, da qualche anno, le arachidi. Il nostro progetto era completare in proprio l\u2019intera filiera: produrle, trasformarle e venderle sia nel nostro spaccio aziendale sia direttamente al cliente. Andando avanti ci siamo per\u00f2 accorti che per raggiungere il mercato era necessario avere una massa critica maggiore, da cui la ricerca di colleghi agricoltori disponibili a unire le forze. Da qui la nascita del rapporto di collaborazione con due entit\u00e0 agricole del Veneto, che ha portato a destinare a tale coltivazione 7 ettari. Va anche detto che coltivare arachidi non \u00e8 una novit\u00e0 in Italia se pensiamo che, nel dopoguerra, avevamo una produzione industriale importante nella pianura Padana. Poi le importazioni provenienti in particolar modo dall\u2019Egitto e dalla Cina hanno reso tutto pi\u00f9 difficile, anche se ci sono ancora importanti spazi per prodotti ben curati e biologici ed \u00e8 in questi che vogliamo entrare. Abbiamo il dovere di distinguerci sul mercato come sta facendo, ad esempio, Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa evoluzione ci ha aiutato la conoscenza di Guido Lenarduzzi, un giovane di San Giorgio della Richinvelda che ha creato una cooperativa di agricoltori denominata <em>Grani antichi Friuli Venezia Giulia<\/em> che parte della selezione di grani antichi di frumento locali per arrivare al prodotto finito: grissini, colombe e focacce pasquali, farine da consegnare ai forni per la panificazione di ristoranti e pizzerie. Lenarduzzi \u00e8 il <em>deus ex machina<\/em> della Cooperativa, mentre i soci sono coloro che pensano alla produzione. A nostro parere \u00e8 questo il modello che debbono seguire le aziende medio piccole come la nostra, per riuscire a tenere in mano la parte pi\u00f9 importante della filiera, che non \u00e8 produrre, bens\u00ec vendere a prezzi remunerativi e impostare il marchio. Questa \u00e8 la sfida che dobbiamo raccogliere e che non \u00e8 solo della nostra agricoltura, ovvero dei seminativi in particolare, ma sta diventando necessaria anche al mondo del vino, che \u00e8 individualista per definizione e che ha pi\u00f9 di 40 anni di storia di successi. Con il modificarsi dei mercati, per\u00f2, le piccole e medie aziende stanno soffrendo e dovranno cambiare direzione per imboccare quella delle filiere, sul modello sopra descritto. Altrimenti c\u2019\u00e8 il serio rischio della loro scomparsa\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La famiglia De Munari arrivava nel 1974 in Friuli dal Veneto, dove i nonni di Davide e Marco era mezzadri. 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