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Alberta Bulfon

I produttori devono fare sistema: affrontare assieme i mercati e fare comunicazione

Delle circa 70.000 bottiglie prodotte all’anno, il 35% sono vendute nel negozio della cantina, mentre l’export conta per il 50% (USA, Canada, Giappone, Germania e Nord Europa).

Il tavolo di degustazione è lungo, con tutte le bottiglie che Emilio Bulfon e la sua famiglia – la moglie Noemi e i figli Alberta e Lorenzo (quest’ultimo segue con passione vigneti e cantina) – producono.

L’agriturismo può ospitare dieci persone, i cui alloggi sono ai bordi del vigneto e dispongono della piscina. Ad Emilio si deve la riscoperta e il recupero produttivo delle varietà autoctone dell’area di Valeriano, sulle colline a Nord di Spilimbergo: a bacca bianca Sciaglin, Ucelut e Cividin; a bacca nera Forgiarin, Piculìt-Neri, Cjanorie, Cordenossa e Fumat.

La “portavoce” dell’azienda è Alberta – studiosa di storia e arte locale con una settantina di pubblicazioni all’attivo – sa trasmettere e raccontare, come pochi, il suo territorio. È una guida insuperabile, tant’è che ricordo di averla conosciuta molti anni fa quando, passato a salutare suo padre, mi accompagnò a visitare la deliziosa chiesetta di S. Maria dei Battuti di Valeriano. Mi rimase impressa la sua capacità descrittiva e culturale, oltre che la perfetta conoscenza dell’area. Possiamo dire che lei rappresenta un ottimo esempio di come si dovrebbe comunicare il vino, che resta uno dei limiti di molti dei nostri piccoli produttori. Racconta e contestualizza storicamente l’area percorsa dal Tagliamento, il castello di Pinzano e i Savorgnan, la ricchezza del patrimonio artistico con le opere del Pordenone presenti in ben tre chiese locali: la pieve e l’oratorio di S. Maria dei Battuti a Valeriano, la chiesa di S. Martino a Pinzano e un tempo nel mulino di Borgo Ampiano: “Faccio vedere le montagne che ci circondano e accompagno in visita nei vigneti. Ho catalogato per la Regione i Beni Culturali del nostro Comune, scritto la guida delle chiese di Valeriano e del castello di Pinzano, proposto un itinerario storico culturale ed enogastronomico che da Valeriano porta verso Gemona lungo l’antica via delle mercanzie che portava da Venezia al Norico (in Austria) da benedire col vino e il pan di sorc (antico pane di Gemona recuperato e prodotto grazie ad una intelligente collaborazione tra artigiani locali. N.d.A.)”.

E del mondo del vino nello specifico che pensi?

“I produttori devono fare sistema: affrontare assieme i mercati e fare comunicazione. Servono più conoscenza delle specificità ed eccellenze del territorio regionale e più formazione per attrarre con professionalità clienti e turisti. In casa nostra produciamo le autoctone locali, ma questi vini vanno raccontati e fatti conoscere attraverso il legame con la storia del territorio di appartenenza. Abbiamo fatto tanta ricerca e mio padre ha speso buona parte della sua vita lavorativa in questa missione, fino a raggiungere grazie ad Enti ed Istituzioni l’introduzione nel RegistroNazionale delle Varietà di Viti e l’IGP per le prime quattro cultivar riscoperte. Dal Friuli occidentale ritornano in luce anche le ultime varietà, come il bianco Cividin trovato a Navarons di Meduno, mentre la rossa Cjanorie si nascondeva a Costabeorchia dov’era chiamata anche Pinzanat ela cui diffusione era maggiore nel Gemonese, allevata a pergola; la rossa Cordenossa, invece, l’abbiamo recuperata a Castions di Zoppola. Tutto ciò rappresenta, però, solo la prima parte dell’opera, alla quale mancano un progetto di marketing sovraterritoriale e di comunicazione”.

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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