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Alberto Pelos

Il mio desiderio è potermi confrontare sui mercati più importanti dove il gioco si fa duro

Doc Friuli Isonzo. Ettari di vigna 4,5 tra Chardonnay, Malvasia, Sauvignon, Friulano, Pinot nero e Refosco. L’azienda produce 18.000 bottiglie che vende, soprattutto in Italia, ad una media, franco cantina, di 20 €.

Alberto Pelos, enologo, classe 1977, ha lavorato per 14 anni da un vero maestro del concetto di terroir: Gianfranco Gallo di Vie di Romans.

Ha chiamato l’azienda, fondata assieme a sua moglie Renata Pizzulin, Murva, che era il soprannome della sua trisavola, originaria di Medana, nella vicina Slovenia. Murva sta per gelso in sloveno e che in friulano è Morâr da cui il nome del suo paese, Moraro. I suoi tanti anni passati accanto a Gianfranco Gallo gli hanno permesso d’impadronirsi della filosofia del terroir che ha, come obiettivo, la valorizzazione dell’identità dei vini.

“Abbiamo vigne qua e là”, esordisce Alberto. Siamo seduti nel tinello della casa antistante la sua la piccola cantina ricavata da un garage e una tensostruttura. “Ci sono differenze abissali tra vigna e vigna. Terreni che hanno prevalentemente una vocazione per i bianchi. Per realizzare il mio sogno ho pensato e studiato tanto, oltre ad aver assaggiato moltissimi vini e visitato numerose zone vinicole. Dentro di me la speranza è crescere nel tempo con vini dal forte valore identitario”.

Una bella sfida

“Non facile, ma il mio desiderio è potermi confrontare sui mercati più importanti dove il gioco si fa duro. Dai miei vigneti produciamo 9 vini partendo da sei varietà: Malvasia, Chardonnay, Sauvignon e Tocai, oltre a Refosco e poche viti di Pinot nero. Produco una Malvasia Melaris, due Chardonnay, Monuments e Paladis, due Sauvignon, Corvatis e Teolis, un Friulano Viarsa, due Refosco (Murellis e Refosco pdr, cuvèè di tre vigne) e un Pinot nero Murva.

I vini – che rispecchiano e rispettano i miei appezzamenti – affinano un anno in cantina sulle bucce fini e un altro ancora in bottiglia. Utilizzo molto la barrique perché cerco la profondità dei vini. La volontà è di dare loro una performance di lungo periodo, Tocai-Friulano a parte, che propongo giovane. Per cui i vini portano i nomi delle vigne e non delle varietà dalle quali sono ottenuti, fatta unica eccezione per un Refosco.

Sono enologo, per cui conosco tutte le tecniche produttive, ma rinuncio all’invasività della tecnica stessa. Mi piace la prospettiva. Sono un appassionato di grandi vini. Gioco sul frutto e la parte floreale dei vini, che sono dati dall’annata e a sua volta generati dalle escursioni climatiche: è questo il loro imprinting, ovvero la timbrica olfattiva e gustativa. Se non riusciamo ad esprimerci in tal modo, non valorizzeremo a sufficienza né i terreni né i vini e non raggiungeremo l’obiettivo più prezioso sotto il profilo del mercato: costruire una precisa identità friulana. Questa ricerca rappresenta per me un punto fermo. Direi di più: lo sento come un obbligo, in particolare per un piccolo produttore come me, che non possiede altre armi per imporsi sui mercati. Facessi vini di fortuna sarei perdente in partenza. Invece sono convinto che la strada che debbo seguire sia quella della verticalizzazione della qualità”.

Come definiresti la tua viticoltura?

“Di visione artigianale che mi impone di applicare una gestione del vigneto ecocompatibile, rispettando terreni (non pratico né il diserbo né uso fitofarmaci), con una visione agronomica molto ampia e dotta. Il piccolo produttore non può, quindi, improvvisare, ma deve seguire personalmente tutta la filiera, dal vigneto al mercato. Per far esaltare al massimo i miei cru adotto, per tutti i bianchi, la medesima tecnica enologica: l’uva resta a macerare in pressa per sette ore (durante la notte) a + 9° C, per poi svinare e mandare il mosto in vasca a fermentare. Quindi seguire il vino, per un anno con controllati battonage. Deve passare, prima di uscire sul mercato, ancora un anno ad affinarsi in bottiglia”.

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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