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Alessandro Sara

Se dobbiamo pensare ai prossimi vent’anni, dobbiamo incominciare fin d’ora a pensare ai vini da vigneti

L’azienda dispone di 7 ettari di vigneto. Produce circa 25.000 bottiglie l’anno, delle quali vanno all’estero il 35%.

Savorgnano del Torre è uno dei più importanti cru della Doc Friuli Colli Orientali. Le sue colline danno Picolit forse inarrivabili. Peccato che, fino ad oggi, non ci sia stata né costanza né progettualità per portare quest’area ai livelli che merita.

Il loro futuro è in mano ai giovani, che hanno capito che strada prendere. Come i fratelli Sara: Alessandro, perito enotecnico (classe 1984) e Manuele (classe 1992). Tanto per aprire con una bella notizia, il loro Picolit, all’assaggio conferma la grandezza del cru.

Azienda che vede impegnata l’intera famiglia. Oltre ai fratelli, la mamma Oriana e la moglie di Alessandro, Emanuela. Casa e cantina accanto al campanile del paese.

Fare vino di qualità oggi, per le piccole aziende com’è?

“Tutto è cambiato. Ora la burocrazia rappresenta uno dei pesi – e costi – maggiori, soprattutto per aziende piccole come la nostra”.

Ecco le sue considerazioni:

– “Produrre in collina è difficile. Facciamo tutto noi: dalla vigna alla promozione e distribuzione.

– Come recuperare valore? Attraverso una Doc Collinare e una Doc Friuli come base della piramide.

– Vanno difese le varietà autoctone più idonee alla zona: oltre al Picolit, il Friulano e il Refosco.

– Produrre in collina vuol dire raccogliere 70 quintali di uva/ettaro, per cui i vini base dobbiamo venderli almeno a 10 € la bottiglia franco cantina. Servirebbe una zonazione per arrivare ai cru e indicarci, per i futuri impianti, la miglior combinazione clima-terreno-varietà.

– Noi giovani ci confrontiamo, ci aiutiamo senza gelosie, per nostra fortuna, vero tarlo delle precedenti generazioni. Abbiamo creato “Amici di Savorgnano”, un gruppo di cinque produttori: oltre a noi Sara, Alessandro Perini, Giovanni Genio, Marco Pinat e Marco Sara, nostro cugino. Assieme abbiamo deciso di promuove il Friulano del territorio. Tutti vinifichiamo nello stesso modo, senza le dannose fughe in avanti che stiamo constatando in diversi produttori delle nostre colline, dettate più dalla volontà di dimostrare “che sono diverso” che dalla necessità di rafforzare il territorio. In questo modo cancellano l’identità e lo stile del cru, che è l’unico vero patrimonio non imitabile che possediamo. Per cui vinificazione classica in bianco (spremitura dell’uva intera in pressa) così che ogni vigna possa esprimere la sua personalità. Ci siamo anche creati dei piccoli eventi in cantina per presentare i nostri Friulano e Refosco. Inoltre andiamo assieme a proporli nei vari ristoranti, al momento solo in regione.

– Se dobbiamo pensare ai prossimi vent’anni, dobbiamo incominciare fin d’ora a pensare ai vini da vigneti, ovvero ai cru. Il che comporta, con la zonazione, limitare le zone stesse della collina.

– Questa è un’occasione da non perdere. Dobbiamo costruire la piramide qualitativa, con alla base la Doc Friuli, poi la Doc Friuli Colli Orientali e, al vertice, le sottozone o cru. Inoltre ridurre il numero di varietà fino ad arrivare a togliere il suo nome a favore di quello della sottozona. Solo allora “quel” vino sarà soltanto nostro e nessuno ce lo potrà portare via.

– I consorzi? Non hanno più senso. Devono cambiare per condividere anche le nostre istanze e portare avanti assieme i problemi”.

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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