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Brandino Brandolini d’Adda

Le aziende come la nostra devono impegnarsi anche nella sostenibilità

L’azienda agricola venne creata da Guido Brandolini d’Adda nell’800 con grande lungimiranza tecnica. Le barchesse e i soprastanti granai sono dei veri capolavori di architettura rurale. Fu tre le primissime a piantare il Merlot, dopo il flagello della fillossera. Ora ha 38 ettari di vigna, di cui 30% a rosso. Produce 200.000 bottiglie, che vanno all’estero per il 40%.

Il conte Brandino Brandolini d’Adda – Brandino per gli amici – è il quarto figlio di Brando Brandolini d’Adda e Cristiana Agnelli. La famiglia gli ha delegato la gestione del patrimonio agricolo che si sviluppa prevalentemente attorno al borgo di Vistorta, alle porte di Sacile, praticamente di loro proprietà e la cui origine risale al II secolo d.C.

L’azienda Vistorta è da visitare: un compendio di bellezza, d’integrazione con l‘ambiente circostante, di razionalità. Al centro la stupenda villa, che risale al 1850 e che si affaccia su sette ettari di parco all’inglese, con piante maestose che si specchiano in laghetti d’acqua. Emozionante la raccolta di orchidee iniziata dal padre di Brandino e che lui continua; collezione visitabile.

Il vino di punta è il Vistorta rosso, da vigne di Merlot di oltre trent’anni e condotte secondo il credo biologico, di cui Brandino è convinto sostenitore.

Da dove trova ispirazione il tuo credo per il biologico?

“I miei figli, i loro amici e i giovani in generale, hanno una forte sensibilità ambientale e hanno ragione. L’agricoltura come oggi in “generale” viene gestita è pura follia, senza senso. Il mondo in generale è una follia. Siamo arrivati al punto che costa più l’acqua minerale del vino”.

Brandino si alza e prende un vasetto di vetro, lo apre e mi fa annusare il contenuto. “Questo è grano gentil rosso bio. Senti che profumo”. Vero: intenso, piacevole, fragranza di pane appena cotto. “Ora senti quest’altro, prodotto in maniera industriale: neutro, muto. La natura risponde, se la rispetti. Ho incominciato a convertire la mia azienda a conduzione biologica nel 2005. Ora lo è al 100%. La cantina è seguita dal winemaker Alec Ongaro, pure lui sensibile a questi aspetti. Credo che in un mondo dove l’omologazione del gusto sia una costante, le aziende come le nostre, oltre a valorizzare il terroir, debbano impegnarsi anche sul versante della sostenibilità. Noi da anni sperimentiamo nuovi percorsi enologici per ottenere vini naturali, ovvero senza SO2, no lieviti e, va da sé, uve bio. Escono vini diversi, che hanno maggiore originalità. Va da sé che la viticoltura industriale sta portando dei grandi sconquassi sia ambientali sia di mentalità della gestione”.

Visto che parliamo di giovani, a coloro che desiderano intraprendere il mestiere di vignaiolo che raccomandazioni faresti?

I. “Rispettare e conoscere la natura: questa è la regola principale per ottenere vini di qualità. L’agricoltura è sempre una forzatura sulla natura, ma la qualità si ricerca nel giusto equilibrio dell’apporto umano.

II. Rispettare la vocazione del territorio.

III. Seguite la strada dei vini naturali, che non sono una moda ma un’espressione dell’individualità nel vino. In questo modo l’uva, frutto di un lavoro virtuoso in campagna, diventa vino naturalmente sotto gli occhi e le mani esperte dell’uomo.

IV. Siate bravi venditori e imparate l’arte del commercio. Partite sui mercati con una convinzione profonda del potenziale del vostro prodotto. Dovete far sognare il vostro cliente perché il vino è anche una storia e voi siete il tramite attraverso cui si trasmette l’amore per la terra e i suoi frutti. V. Prepararsi bene ad affrontare tutti gli aspetti burocratici che servono a tutelare diversi ambiti, dalla qualità del prodotto alla sicurezza nel commercio, dalla sostenibilità aziendale alla rappresentazione del proprio territorio”.

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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