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Emilio e Alessandro Rotolo

Oggi l’eccellenza qualitativa è solo una condizione necessaria, ma non sufficiente

Emilio Rotolo possiede Volpe Pasini a Togliano di Cividale (Doc Friuli Colli Orientali) e Schiopetto a Capriva del Friuli (Doc Collio). Cantine che hanno scritto una parte importante della nostra storia moderna del vino.

Volpe Pasini, con 52 ettari nella Doc Friuli Colli Orientale, produce 380.000 bottiglie l’anno, delle quali il 50% vanno sui mercati internazionali.
Schiopetto, con 32 ettari di vigna in Collio, di bottiglie ne produce 180.000, con un export del 40 %.

Analisi di Emilio Rotolo.

“Oggi l’eccellenza qualitativa è solo una condizione necessaria, ma non sufficiente. Veronelli diceva che in Italia ci sono tre grandi regioni vinicole: due per il rosso – Piemonte e Toscana – ed una per il bianco, il Friuli Venezia Giulia. E oggi? Siamo ritornati a vendere le cisterne al Veneto. E dov’è l’animus friulano? Manca una governance. Le cause sono dei produttori e solo dei produttori che, invece, se la prendono coi politici. Non è così. Ad essi bisogna presentarsi uniti, con proposte serie e chiare. Sono loro stessi che ci chiedono di fare squadra. Spetta a noi dire ciò di cui abbiamo bisogno. Perché siamo noi sui mercati e non loro. In mancanza di ciò fanno come credono. L’esempio dello sperpero dei soldi stanziati per il Tocai è un esempio. Fossimo stati uniti non lo avremmo permesso. Avremmo ribaltato il letame in piazza Oberdan a Trieste come fanno i vigneron francesi sui Champs Elysées. O sulla svendita del nome Prosecco che come avrebbe detto Di Pietro “che c’azzecca” con la storia del vino friulano. Scandaloso. E noi dov’eravamo? Così causa il nostro perenne disaccordo e mancanza di visione comune, si finisce per investire solo sul brand aziendale, dimenticando di valorizzare il territorio, che è il bene più prezioso. È il nostro peccato originale, la storia che non riesce a crederci. La pianura è stata delocalizzata in Veneto. Una sorta di delocalizzazione virtuale. Non abbiamo ancora capito – ed è ciò che dovremmo far intendere ai politici – che è l’alta qualità che fa vendere il vino popolare e non viceversa. In Sicilia è l’Etna che fa vendere i vini del Trapanese e non il contrario. Della Toscana si parla del Brunello e non del Galestro, che va al traino. Noi avevamo un vino identitario, il Tocai e sappiamo che fine ha fatto. Le nostre colline sono le boutique wineries, ma bisogna crederci e valorizzarle. Anche noi abbiamo la nostra provincia di Trapani, che è la pianura. Sono due enologie che possono e dovrebbero convivere, ma vanno gestite cum grano salis e non in perenne conflitto”.

Come uscirne?

“Il Friuli vinicolo potrà risorgere solo se saremo capaci di rimettere assieme i leader a tirare la volata. Poi manca la fame, che mette assieme la gente. Bisogna far nascere un’associazione consortile per fare comunicazione, promuovendo il territorio e proporre una legislazione in linea con le mutate situazioni dei mercati. Infine i produttori non possono continuare a delegare ad altri – ai politici o peggio al Veneto – il loro futuro. Da loro si va a parlare solo se dietro c’è un forte consenso sui progetti futuri. Serve creare un gruppo di pressione che poi deve saper fare sistema”.

Entra nella stanza il figlio di Emilio, Alessandro, che è il responsabile sia di Volpe Pasini che di Schiopetto di tutte le attività di marketing e commerciali. Ecco il suo pensiero.

“Serve un modello di promozione come quello adottato in Alto Adige, dove, accanto al vino, si uniscano il food, il turismo, il territorio.

Inoltre è indispensabile trovare una comunicazione che identifichi il Friuli in un vino, un prodotto, un’immagine. James Suckling, il giornalista che per decenni è stato il corrispondente in Italia per Wine Spectator ed oggi uno dei più importanti Wine Critics a livello mondiale, ci ha chiesto pochi giorni fa, che era da noi, come comunicare il Friuli in una sola parola. Noi gli abbiamo risposto “Vino”. Ma che vino, ci ha chiesto? Quale la vostra bandiera?

La comunicazione dovrebbe arrivare al consumatore finale, noi avremmo voluto dire “friulano”,ma non l’abbiamo fatto in quanto una risposta del genere deve essere fortemente condivisa con altri. Così la domanda di Suckling è rimasta senza risposta”.

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