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Flavio Bellomo

Viticoltori Friulani La Delizia a Casarsa

La cantina produce circa 330.000 quintali d'uva l’anno che, tradotti in vino, danno 250-260 mila hl. Sono 23milioni le bottiglie prodotte, pari a 172.250 hl ed il resto (87.250 circa) viene venduto sfuso, gestito in base all’annata e alle quantità che non riusciamo a mettere in bottiglia. L’obbiettivo è la costante crescita della vendita in bottiglia con affermazione dei marchi aziendali. Il nostro export supera il 50%. I primi Paesi sono USA, Gran Bretagna e Germania. In Cina soffriamo, come quasi tutti gli italiani. Il marchio Naonis è tra i primi tre del mercato italiano Horeca. La cooperazione in Friuli Venezia Giulia vale, in ettari vitati, il 35%.

La Delizia è la cantina sociale più importante della regione e si colloca al 25° posto della classifica delle prime 105 aziende italiane elaborata dal Corriere della Sera Imprese (22.07.19). Seguita, al 53°, da quella di Rauscedo: 49,6 milioni di fatturato nel 2018 (3,91% di Ebitda) la prima; 38,6 milioni (4,55% di Ebitda) la seconda.

La presiede, dal 2016, Flavio Bellomo.
“Quattrocento soci in via di diminuzione perché molti dei piccoli non hanno ricambio in famiglia. Già oggi, l’80% dei nostri 1.800 ettari di vigneti è in mano a venti/trenta famiglie”.

Varietà presenti nei vigneti dei soci: a bacca bianca 87%, rossa 13%. Pinot grigio 36 %, Prosecco 32%, Chardonnay 6%, Ribolla 1,5%, Merlot 5,7 %, Cabernet 2%, Refosco 1,6 %.
L’imbottigliato rispecchia a grandi linee queste proporzioni, d’altronde la missione della cantina è quella di commercializzare la produzione dei propri soci.
Più che vedere il bicchiere mezzo vuoto, il presidente Bellomo pensa che la percezione che il consumatore ha del VignetoFVG nel mondo non sia diminuita. Crede, invece, che “siamo rimasti fermi, mentre gli altri sono cresciuti e che dobbiamo confrontarci con dinamiche diverse. Noi dobbiamo ragionare per regione, per fare sistema”.

Ci permettiamo di osservare che quasi tutti i produttori ascoltati sono d’accordo nel diagnosticare la malattia, ma non la diagnosi. E aggiungiamo che l’Alto Adige questo passaggio è riuscito a farlo, portando allo stesso tavolo le Cantine sociali e i privati, creando così un consorzio che da dieci anni funziona e i cui risultati sul mercato si vedono.

“Noi soffriamo di un gap culturale, osserva Bellomo. Due esempi: le loro Istituzioni dicono: o vi aggregate per fare massa critica o i soldi del PSR non ve li diamo. Quando facciamo le riunioni interregionali, come per il Pinot grigio Delle Venezie, loro hanno un unico rappresentante che parla per tutti, mentre noi arriviamo in diversi e tra noi in disaccordo”.

Servirebbe quindi una nuova governance?

“Un fatto è certo: siamo al giro di boa. La nostra regione, per le dimensioni che ha, non è attrezzata per navigare in mare aperto. Non può competere contro corazzate come il Veneto o l’Emilia Romagna. Per cui è necessario dialogare per affrontare al meglio le dinamiche che abbiamo davanti a noi, che sono in rapida evoluzione. È altrettanto certo che ci serve un preciso indirizzo di politica agraria da parte delle Istituzioni.

Vedo tre livelli sui quali lavorare:
-Il primo ragionare a livello di territorio regionale con una visione macro.
-Il secondo non perdere di vista le peculiarità delle varie aree di produzione. Se ad esempio – e l’ho detto a un collega dei Colli Orientali – Collio e Colli Orientali facessero una Docg a livello di territorio estesa a tutti i prodotti, non solo per la Ribolla, che penso anche per la collina rappresenti una percentuale minoritaria rispetto alle altre varietà, stenderei loro un tappeto rosso.
-Il terzo: smettere di farci la guerra. È oltremodo necessario interloquire con le Istituzioni con un messaggio unico. Non ci inventiamo nulla di nuovo, sono modelli già ben sperimentati. Oltre all’Alto Adige, c’è la Francia che ce lo insegna da decenni e noi ci giriamo dall’altra parte per non voler vedere”.

Come governare 1.800 ettari di vigneto con tanti soci? Come fare propria la filosofia della sostenibilità? Possiamo dire che La Delizia è ben attrezzata ad affrontare la materia. Flavio Bellomo fa trasparire una certa e giustificata soddisfazione nel descriverci le conquiste fatte. “Scontato che pure noi sperimentiamo le resistenti e i nuovi cloni. Inoltre gestiamo, sotto il profilo viticolo, l’azienda sperimentale dell’ERSA di Pantianicco, 110 ettari di vigne in un unico blocco. Quindi tocchiamo con mano tutta la ricerca dalla quale nascerà la nuova viticoltura. Va detto che i risultati che escono da questo centro sono a disposizione di tutti. Poi, al nostro interno, diamo l’assistenza a 360° a tutti i nostri soci, grazie all’impegno di due tecnici che seguono tutte le fasi: dalla potatura alla vendemmia. Sulla potatura abbiamo abbandonato il Casarsa per passare al doppio capovolto o al Guyot. Ai soci mandiamo il bollettino dei trattamenti. Per l’impatto ambientale si sta facendo un passaggio in cui molte aziende hanno ormai abolito l’utilizzo dei diserbi sottofila. In cantina facciamo severe analisi sia sui mosti, sia sui vini in diverse fasi, anche per valutare la presenza di residui di metalli pesanti. Nei nostri vini – e nei nostri terreni – è assente il Fosetil alluminio, un fitofarmaco sistemico che abbiamo eliminato da tempo, e stiamo riducendo drasticamente anche l’utilizzo del rame. Andando indietro nel tempo abbiamo, come dire, aiutato i nostri viticoltori ad assorbire la nuova cultura della sostenibilità sposando i progetti Magis, Tergeo e successivi. Assieme alla cantina di Ramuscello, abbiamo deciso di combattere la tignola – unendo i nostri vigneti e raggiungendo i 2000 ettari – con la confusione sessuale. Il progetto del quale siamo molto orgogliosi è quello messo a punto nel 2019 con gli apicoltori della Provincia di Pordenone che prevede di collocare le loro arnie in 5/6 aziende e così testare la convivenza delle api col lavoro in vigna, che è ampiamente possibile”.

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