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Francesco Tarlao

Credo fortemente nelle varietà autoctone

Il progetto di Francesco Tarlao è ufficialmente iniziato nel 2009, quando produsse 9.000 bottiglie. Nel 2019 ne ho fatte 27.000 che prevede di portare a 40.000 in dieci anni. Ettari 6,5. L’estero vale il 60%.

Francesco Tarlao arriva col suo trattore dalla vigna accanto. Una fontana da risorgiva corre perenne in una bella vasca di pietra. Mentre lo aspetto saluto suo padre che è intento ad insaccare salsicce per la trattoria. Ci sediamo ad un tavolo esterno. Sguardi incuriositi tra noi. Ma certo: era mio allievo al corso di “Linguaggio e comunicazione” che tenevo alla Facoltà di Udine, allora distaccata a Cormòns. Anno accademico 2003-2004. Confesso che a ricordarmelo è stato lui. Si è laureato nel 2006.
Breve introduzione sui motivi dell’intervista, ora tocca a lui raccontarsi.

“Quando ho deciso di prendere direttamente in mano l’azienda agricola di famiglia, nel 2009, mi è venuta in mente la frase che ci lei ci ha detto alla prima lezione: “Per fare bene questo lavoro, dovete avere tanta passione”. Sì, mi ha fatto piacere. Francesco è un giovane vignaiolo dalle idee molto chiare, con alcune intuizioni altamente innovative che ci ha svelato, ma sulle quali gli abbiamo dato la nostra parola che non ne avremmo né scritto né parlato. L’azienda si trova in località Zili, poco prima di entrare ad Aquileia da Villa Vicentina.

“La prima bottiglia l’ha fatta mio padre nel 1999, ma solo per a uso della nostra trattoria Alla Frasca. È lui il cuoco, assieme a mia sorella Giuditta, mentre mia madre Giusy sta alla cassa e segue la sala”.

Saliamo in macchina per andare nelle sue vigne, di cui Francesco è giustamente orgoglioso. E ne ha ben donde perché hanno dai 40 ai 70 anni. Tenute come un giardino. Il vigneto di Pinot bianco ha più di 50 anni. “Credo fortemente nelle varietà autoctone, con inserimenti degli internazionali che aveva piantato mio nonno Igino assieme a mio papà Sabino”.

E il mercato?

“Mai spinto. Qualche fiera coi vignaioli indipendenti. Se lavori bene, le cose vengono da sole. Basta avere anche un po’ di pazienza. Pensa che pochi giorni fa ho spedito un bancale di Pinot bianco in Australia”.

Sappiamo che sei appassionato di reportage fotografici e che hai dato un nome ad ogni vino, collegandolo al vigneto: sono i tuoi cru?

“Il Pinot bianco l’ho chiamato “Poc ma bon (poco ma buono) – come diceva mio nonno ed aveva ragione perché il nostro mix di clima e terreni argillosi tende a far produrre troppo la vite. Per cui sono necessari i diradamenti, ma non solo: faccio anche l’eliminazione delle orecchiette” (le parti laterali in alto dei singoli grappoli, N.d.A.).

Oltre al Pinot bianco, abbiamo assaggiato due ottimi bianchi: il Friulano, dalla forte tensione setosa in bocca e la Malvasia ben individuata. Nei rossi, Merlot e Refosco. Per quest’ultimo, l’area di Aquileia è la migliore del Friuli che, grazie al clima, permette un’ottima maturazione. Lo chiama Mosaic ros (mosaico rosso in onore degli splendidi manufatti della basilica) – affinato tra barrique, botte grande e bottiglia. Sul mercato dopo tre anni. Ottimo vino!

Sei in una terra storica per il vino del Friuli.

“La comunicazione che ho scelto è fortemente legata al concetto di terroir. Infatti se il vino è arrivato in Friuli è grazie ai romani che qui, ad Aquileia, hanno portato la loro cultura della vite e del vino. Questi terreni non solo sono ottimi, ma trasudano storia. Non a caso le visite con i clienti iniziano sempre dal vigneto”.

Sì, Francesco è dotato di una tale lucidità che gli permette di programmare il percorso dei prossimi dieci anni nei minimi particolari.

Come vedi il futuro per le piccole aziende?

“- Qualità medio alta.

– L’identità è alla base del progetto, che si raggiunge non prima dei dieci anni.

– Il ristorante di famiglia è stato lo sponsor, tant’è che ancora qui si vende il 30%.

– Ho optato per un distributore nazionale, mentre io seguo l’estero, che oggi vale già il 50%. Vendiamo, oltre che in Australia, nella Repubblica Ceca, in Svizzera, Germania e Olanda.

– Ho individuato una fiera: la Prowine.

– Aquileia deve molto al turismo archeologico. Così ho seguito questa strada, creando un’archeologia viticola vivente, che si concretizza nella gestione quasi maniacale dei vecchi vigneti”.

Definizione e sintesi dei suoi vigneti che non poteva essere migliore.

About

Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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