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Giorgio Colutta

Il tema più importante al quale dare risposte è quello della promozione all’estero

La Giorgio Colutta, azienda agricola a Manzano, conta 22 ettari di vigna. Accanto alla cantina c’è l’ospitalità, con piscina per gli ospiti, tra i vigneti. Produce 150.000 bottiglie. Quota export 65 % in 20 Paesi.

Giorgio Colutta, laurea in farmacia – passione di famiglia – con tesi su “Il vino: aspetti nutrizionali e terapeutici”, poi convinto vignaiolo, ha una spiccata capacità di messa a fuoco dei problemi, unita al pragmatismo. È stato tra i primi ad esplorare i nuovi mercati come nel Nord Europa e Far Est.

Il Prosecco, che Giorgio vive come un vulnus al buon senso.

“Una Doc partita bene, ma gestita male. Questa operazione raccoglie, in primis, ciò che non si doveva fare e che ci sia di monito per come affrontare le sfide che ci attendono, ma anche per come affrontare e superare i problemi che tali scelte hanno creato.

Una Doc – che va da Vicenza a Trieste, che tocca nove province e due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia) – necessitava di un disciplinare che delimitasse le tante, troppe zone, dove il buon senso doveva impedire il piantare viti, come alcune zone golenali in provincia di Venezia o nelle zone umide del Friuli, peraltro non consentite nemmeno dai disciplinari in vigore.

Ora abbiamo 23.000 ettari di vigneti nella Doc Prosecco allargata, più 8000 ettari di Glera che rischiano di essere spacciati per Prosecco, mentre così non può essere chiamato.

Hanno “dopato” il mercato, scatenando la speculazione. D’altronde con rendite iniziali attorno ai 20 mila €/ha, era fatale finisse così. Aprire le porte agli speculatori ha creato molti danni, il primo dei quali è stato quello aver illuso i conferitori di uve che pensavano di essere arrivati nel Paese del Bengodi: la programmazione purtroppo non è tipica del nostro mondo agricolo. Ora che i prezzi sono crollati, tutti preoccupati.

Quando nacque la Doc allargata del Prosecco (2009), in Regione l’Assessore all’agricoltura era Claudio Violino, al quale avevo proposto di costituire una “cabina di regia” al cui tavolo chiamare gratuitamente gli imprenditori più illuminati per tracciare, assieme alla Istituzioni, il futuro della nostra viticoltura (come fece la borghesia friulana della seconda metà dell’800, quando si trovò ad affrontare il terribile problema della fillossera). Non ci ascoltò!

In compenso portò in dote al suo collega Zaia e al Veneto, la salvezza della denominazione del Prosecco, che fino allora non aveva armi per difendere la denominazione. Lo fece senza nulla chiedere in cambio! Ma come? Io ti risolvo il problema di fondo e nulla ricevo in contropartita? Sarebbe stato opportuno, da parte di Violino, chiedere e ottenere una piccola royalty sulle vendite del Prosecco da destinare in primis alla zona del Prosecco e quindi alla nostra Viticoltura Regionale per la promozione del vino e dei prodotti agroalimentari.

Non si pensò nemmeno di realizzare un accordo interprofessionale per determinare un prezzo al kilogrammo d’uva stabile per un triennio almeno (si propose € 1,00/kg) che avrebbe creato stabilità sul mercato con soddisfazione di viticoltori, imbottigliatori e commercianti.
Inoltre il Consorzio tutela Doc Prosecco avrebbe dovuto realmente tutelare questo vino effettuando, soprattutto nel 2018, controlli sulle quantità di uve in campagna, declassando eventuali vigneti con eccessi produttivi”.

Che soluzione vedi per la Ribolla gialla?

“È semplice ed ha già un precedente nel Prosecco: tra Collio e Colli Orientali va fatta una Docg per la Ribolla Gialla ferma. Quindi una Doc Friuli per la Ribolla spumante e per quella ferma delle altre zone Doc e si elimina così la produzione Igt che inflaziona i mercati senza qualità. Se poi si vuole fare un accordo con Brda per la Ribolla Ferma Docg va bene, ma occhio a non regalare a loro una opportunità senza nulla in cambio anche questa volta!”

Le Istituzioni.

“A loro chiediamo di ascoltare le indicazioni di imprenditori di successo, di disegnare insieme un progetto per il futuro agricolo regionale, dove il vino ha un ruolo preminente. Ora ci aspetta il PSR 2020-2025. Il 2020 è domattina ed ancora (fine aprile 2019) nulla sappiamo. Per cui partiamo nuovamente in ritardo e si avvicina, ancora una volta, lo spettro di perdere soldi da investire nelle aziende, soldi che ci spettano e utili allo sviluppo del settore e dell’indotto pari al 15% del PIL.

Comunque il tema più importante al quale dare risposte è quello della promozione all’estero, al quale si collega la sopravvivenza della quasi totalità delle aziende vinicole regionali. Vanno trovate assieme delle soluzioni. Da cui l’idea di una “cabina di regia” con gli imprenditori più qualificati”.

Formazione.

Non troviamo trattoristi, cantinieri, pochi enologi ad esempio. Le scuole sono sempre più lontane dalle esigenze degli imprenditori. Altre regioni si muovono meglio, come l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige che fa stage intensivi e concreti per gli allievi. Che aspettiamo a creare dei corsi dedicati con la collaborazione del CEFAP, del Consorzio Agrario, dei rivenditori di macchine e attrezzature? Le aziende pagherebbero volentieri per questa formazione e si creerebbe certamente nuova occupazione per la viticoltura di precisione 4.0, già realtà”.

About

Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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