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Giorgio Zaglia

Il consumatore medio cerca vini dal gusto internazionale e con meno alcol

Giorgio Zaglia ha un’azienda vitivinicola con ristorante agrituristico sulla strada statale di grande passaggio che da Trieste porta a Latisana. La trattoria è ben frequentata e con la vendita diretta assorbe circa il 30% delle 120.0000 bottiglie prodotte dai 20 ettari che si trovano tra Precenicco e Pocenia.

“Non produco né Ribolla né Sauvignon. La varietà maggiore è di Pinot grigio (4,5 ettari) – rivendica la Doc Friuli – seguita dal Prosecco (3 ettari). L’export pesa per il 40%, dove il vino più venduto è il Pinot grigio. Le altre varietà prodotte sono, nell’ordine: Merlot, Chardonnay, Friulano, Refosco dal p.r., Cabernet franc e Verduzzo”.

Come siete posizionati sui mercati?

“La qualità nella Pianura friulana è migliorata e sta seguendo le nuove tendenze di gusto, che sono cambiate profondamente e che noi, come azienda, assecondiamo: il consumatore medio cerca vini dal gusto internazionale e con meno alcol. D’altronde le aziende agricole, come tutte le aziende, devono produrre reddito e Pinot grigio e Prosecco (il cui successo è legato al fatto che è un vino facile e che s’inserisce nella logica dei vini dal gusto internazionale) ci hanno risolto alcuni problemi. Il Prosecco è stata la fortuna di tante altre aziende della pianura. Oggi, come Friuli Venezia Giulia, siamo più conosciuti di anni fa”.

Tutto bene, quindi?

“Purtroppo continuiamo a non fare sistema, a non collaborare tra produttori. È come se una maledizione biblica avesse colpito la nostra terra. Invece avremmo tante cose da fare assieme, a partire dalla realizzazione di una promozione unica sotto l’insegna della Doc Friuli. Il mio importatore in Gran Bretagna, friulano trapiantato in Inghilterra 40 anni fa, mi ricorda spesso che “I friulani credono di avere il miglior vino del pianeta, ma non è vero”. Nei suoi cinque ristoranti ha vini di tutto il mondo dove compra benissimo spendendo di meno. Il mio prezzo medio del Pinot grigio per la distribuzione franco cantina è di 3,40-3,50 € a bottiglia. Altro limite è dato dalle nostre Istituzioni, che non danno direttive e quando lo fanno creano danni. L’esempio è quanto hanno combinato nel distribuire, cinque anni fa, i 3.500 ettari di nuovi vigneti che ci erano stati assegnati. Lo hanno fatto in base alle domande e in proporzione alle superfici vitate delle aziende stesse. Così hanno dato più ettari a chi ne aveva di più, lasciando col cerino in mano i piccoli, sia in pianura sia in collina, che erano quelli che ne avevano maggiori necessità. Ora questo è il risultato: molti dei “premiati” oggi hanno problemi perché producono in eccesso rispetto alle loro potenzialità di vendita ed il mercato ha fatto crollare i prezzi. Così le aziende minori, oltre a vedersi negati degli ettari, debbono combattere anche contro una discesa dei prezzi causata da chi ha avuto di più, aziende che in molti casi producono uva senza avere la cantina”.

Sappiamo che fai parte del cosiddetto “Tavolo verde” regionale.

“Sì, dove siedono tutti gli operatori del settore con le organizzazioni sindacali, allo scopo di creare una seria progettualità del nostro comparto. Troppa gente, per cui non si riesce a trovare, mai, un accordo. Perché tutti pensano a portare avanti le proprie istanze a compartimenti stagni, perdendo regolarmente di vista l’insieme. Mentre ci vorrebbe un tavolo ristretto a poche persone delegate, col compito di ragionare per obbiettivi e varare progetti per raggiungerli. Sul modello dei comitati interprofessionali. Certo che servirebbe, come dici tu, un “Progetto Friuli Venezia Giulia 2030”. Tra questi il più urgente è provare a immaginare la nostra vitivinicoltura tra dieci anni. Se vogliamo, perché dobbiamo, recuperare l’identità perduta, sarà necessario disegnare un percorso per ridurre le varietà e collegarle ai vari terroir. Invece continuiamo a bloccare ogni idea, mentre là fuori il mondo corre. Ecco perché mi chiedo se basteranno gli anni che mancano per arrivare al 2030?”

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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