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Dario Ermacora

Dobbiamo gestire l’intera filiera

Cantina e parte dei vigneti a Ipplis, i restanti ad Orsaria per un totale di 67 ettari. Doc Friuli Colli Orientali. Bottiglie prodotte 250.000, quota export 20%.

Le Istituzioni, ovvero la politica.

“Non si fa gruppo. Manca identità. Il giovane consumatore vuole e cerca l’identità del prodotto. Accontentare tutti vuol dire non accontentare nessuno. Questa mancanza d’identità va cercata nell’incapacità nostra di condividere una strategia e le Istituzioni non sono in grado, oppure non vogliono, svolgere un ruolo di guida per le quali sono chiamate: indirizzare e orientare una politica economica in sintonia con l’immagine di alta qualità che la nostra Regione si è conquistata in tanti decenni.

La collina è stata quella che ha creato il Friuli Venezia Giulia vinicolo e che lo ha fatto conoscere nel mondo.
La collina non ha alternative colturali alla vite.
La collina ha i costi molto più elevati.

La collina che, come le Langhe in Piemonte, il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino in Toscana, l’Amarone in Veneto e potremmo continuare, oltre a fare grandi vini, mantiene e cura un ambiente capace di attirare un turismo di alta gamma. Creando un indotto importantissimo con ristoranti, hotel, agriturismi, artigiani del gusto e botteghe, oltre a offrire percorsi naturalistici di rara emozione ed unicità.

Ebbene questo ruolo strategico non viene riconosciuto, anche se va a vantaggio dell’intero sistema”.

Le cantine sociali?

“Noi produciamo tra 1.7 e 1.8milioni di ettolitri, dei quali circa il 40% sono delle cantine sociali, che raggiungono l’80% nel Friuli Occidentale. Molto di questo vino viene venduto in cisterna agli imbottigliatori fuori regione, lasciando al Friuli le briciole. Il Manzanese, quando diventò terzista, ha rischiato di implodere. Ciò vuol dire negare i motivi del successo sociale, economico e d’immagine della nostra storia enologica moderna. Dobbiamo gestire l’intera filiera, il valore aggiunto quasi sempre sta negli ultimi anelli della catena, diversamente è trasferito agli altri. Così s’impoverisce il territorio”.

Con la Ribolla come siamo? “L’hanno piantata – la maggior parte – come alternativa ai vigneti di Prosecco, per superare il blocco degli impianti di quest’ultimo, in barba a tutte le buone regole sia agronomiche, sia viticole e commerciali. Il risultato? Abbiamo azzoppato sul nascere un vino che poteva diventare il simbolo della regione. Così restiamo nuovamente acefali, senza un riferimento, un vino simbolo”.

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È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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