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Lisa e Nicole Borghese

Noi giovani dovremmo creare un’associazione di giovani per creare iniziative che coinvolgano il mondo

Azienda agricola Ronchi di Manzano di Roberta Borghese. Ettari vitati 55, di cui 35 sui Ronchi di Manzano e 20 a Rosazzo. Bottiglie prodotte: 150.000 delle quali il 50% vanno all’estero.

Lisa (classe 1993) e Nicole (classe 1994) sono due giovanissime sorelle di grande valore, alle quali la mamma, Roberta Borghese, ha delegato i mercati. Una bella sfida da esse raccolta con entusiasmo. Seduti sotto il portico, si parla del futuro del vino friulano. Mamma Roberta è presente e mai le ha interrotte. Lisa si occupa dei mercati esteri, mentre Nicole dell’Italia. Sono spigliate, determinate, coraggiose, preparate e piene di idee. Un piacere ascoltarle.

Premessa fatta dalle due sorelle e confermata da Roberta: “La mamma ci lascia fare tutto”. Roberta: “Le assisto, le lascio anche sbagliare, che così s’impara. Sono responsabilizzate e stanno crescendo bene come imprenditrici”.

Eccole, Lisa e Nicole e attaccano: “Le generazioni dei nostri genitori hanno il potere in mano, il potere di veto. Noi giovani dovremmo creare un’associazione di giovani per creare iniziative che coinvolgano il mondo. Essere uniti, condividendo le nostre idee per far conoscere il Friuli in tutto il mondo, essere una forza unica e unita. Idee remote? Se alla base ti ritrovi un no alle tue idee che fare? Tutti quelli che, alla nostra età, si ribellano, si ritrovano fuori dall’azienda”.

Bene, dopo questo vostro “manifesto in difesa delle idee dei giovani”, vi chiedo come voi vedete il Friuli del vino?

“All’estero siamo sconosciuti. Abbiamo troppe varietà e c’è confusione. Gli autoctoni? Nessuno li conosce. Quando li proponiamo troviamo grande interesse, ma poi non li comprano perché si fa difficoltà a venderli in quanto sconosciuti. Per cui, al momento, siamo costrette a puntare sui classici internazionali, mentre stiamo creando i cru per valorizzare gli autoctoni, come la Ribolla e il Pignolo di Rosazzo”. Hanno le idee chiare Lisa, laureata in Economics marketing and innovations e Nicole, che ha fatto l’International school in Galles per poi collaborare subito in azienda: “Parliamo spesso coi colleghi vignaioli del problema della carenza o mancanza di un piano serio di comunicazione dei nostri vini e del territorio, ma nulla si sta facendo. Un esempio? Abbiamo investito sul Picolit che, successivamente, è stato passato dalla Doc alla Docg. Il che ha comportato la modifica dei valori dell’estratto. In alcune annate è successo che quei valori non si raggiungano, per cui il vino viene declassato alla Doc come vino dolce, ma senza poterlo chiamare Picolit. Questo è il risultato di un pensiero distorto sul ruolo delle Doc o Docg: pensano che da sole facciano vendere il vino. Niente di più falso. Per cui certe scelte sono assurde. Serve ben altro per sfondare sui mercati”.

Che linguaggio usate per presentare la vostra azienda?

“Per comunicare il nostro vino partiamo dalla famiglia, che è il garante e poi dal nostro territorio collinare, che da una parte guarda le montagne innevate e dall’altra il mare. Testimoni di un ecosistema inimitabile che dà ai nostri vini stile e identità”.

Avete un rammarico per ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto?

Avremmo dovuto incominciare prima a staccarci dai nomi dei vini varietali per arrivare ai cru. Ora la corsa è in salita, ma dobbiamo affrontarla. Sui mercati internazionali, in mancanza della conoscenza del nome Friuli, sfruttiamo l’immagine del made in Italy, che è un marchio molto forte. Ora c’è una buona richiesta di vino friulano grazie alla Ribolla gialla, vino che sta diventando di moda e qui sta il pericolo. La moda passa e poi su che carro saltiamo? Da qui la necessità di investire prima sul terroir i cui nomi siano quelli dei cru”.

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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