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Ornella Venica

Le eccellenze debbono comunicare attraverso il territorio e viceversa

Sono 40 gli ettari di vigna in Collio e 5 a Cividale nella Doc Friuli Colli Orientali, dove producono i rossi Schioppettino e Refosco che escono dopo 5 anni dalla vendemmia. La cantina produce circa 300.000 bottiglie l’anno, dove l’export conta per il 45%.

Venica & Venica, ovvero i fratelli Gianni e Giorgio, che ha in Ornella, moglie di Gianni, la sua infaticabile e bravissima pierre.

L’azienda ha il culto dell’accoglienza del cliente e della bellezza del luogo, che sa valorizzare ai massimi livelli. Non è un caso che sia stata tra le prime del Friuli Venezia Giulia – era il 1985 – ad investire sull’agriturismo che, di fatto, è un resort di qualità elevatissima: dall’ambiente – che sorge tra le vigne – ai servizi, prima colazione compresa. Dispone di 6 camere e due appartamenti per un totale di 9 camere. Con Ornella ci siamo seduti al grande tavolo del salone. Lei è persona che le relazioni le sa fare per davvero. Sta bene col cliente, lo mette a suo agio, ne coglie le esigenze. Già presidente del Consorzio Collio dal 2005 al 2007, cura i mercati assieme a Giampaolo, il primogenito di Gianni. Non va scordato che Venica & Venica ha, tra le prime, puntato sui cru aziendali, trasformando il Ronco delle Mele in vino bandiera conosciuto in tutto il mondo. Sempre nell’accoglienza, l’enoteca è un biglietto da visita imperdibile, vero e proprio show room.

Ornella ci dai una sintesi del Friuli Venezia Giulia enologico? 

“In Friuli Venezia Giulia abbiamo due anime. Una formata dai vignaioli abituati a viaggiare per il mondo e che rappresenta lo zoccolo duro della nostra enologia, quella che, di fatto, ha dato immagine e notorietà ai vini regionali. Produttori che cercano il confronto e, allo stesso tempo, l’apertura al mondo. Un gruppo che è accomunato dalle medesime aspirazioni, tant’è che ci si trova, ci si parla senza gelosie. L’altra anima è quella dei piccoli vignaioli che sono numerosissimi e che, per ragioni economiche, viaggiando meno, per cui sono costretti a comunicare in maniera più incisiva la loro singola realtà aziendale e non l’eccellenza del territorio come bene comune.

Mentre le eccellenze debbono comunicare attraverso il territorio e viceversa. È l’haute couture che funziona, che poi valorizza anche il pret a porter. Così tutti sono gratificati”. Mentre Ornella è diplomatica, Gianni, che ci ha raggiunti, è più diretto: “Il low-cost rovina il mondo. Rappresenta la Caporetto del vino, mentre dobbiamo puntare solo all’eccellenza. Da cui la nostra attuale scelta: investiamo sul nostro brand”.

Ornella, durante la tua presidenza del Collio, tra le tante cose buone fatte, che cosa non sei riuscita a portare a compimento?

“È mancata l’instaurazione di una regia unica per la valorizzazione, in primis, dei vini di collina. Territori dove sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono (essenzialmente i campanilismi). E questa unione d’intenti è oggi ancor più necessaria per comunicare e far capire il grande valore aggiunto che questi territori, così variegati con la presenza di numerosi microclimi, apportano ai nostri grandi vini. Qui, su queste vigne ripide, il vino costa molto di più e il suo valore qualitativo dobbiamo farlo riconoscere ai mercati unendoci. Il problema è comune e va affrontato assieme. Dobbiamo valorizzare la bellezza e l’unicità del nostro territorio anche attraverso la scelta “green” e che noi perseguiamo da anni. È un valore inestimabile preservare l’ambiente, perché il vino è bellezza. Noi, famiglie contadine, dobbiamo essere orgogliose delle nostre origini e dobbiamo farlo uniti. Sono “le famiglie del vino” la vera spina dorsale dell’enologia non solo nostrana, ma dell’Italia intera”.

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