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Paolo Tomasella

Non mi fido di quelli che non sbagliano mai

L’azienda ha 40 ettari di vigneto a Brugnera e dintorni, produce 100mila bottiglie che vende per il 60% all’estero.

“Mio padre Luigi diceva sempre: “Guarda al passato per interpretare il futuro”. Incomincia così la nostra chiacchierata con Paolo Tomasella, viticoltore di 54 anni, ultimo di 4 fratelli, padre di tre figli, imprenditore nel settore del mobile con una grande passione per la cultura enoica. Lavora in fabbrica e vive nella terra che suo padre acquistò dall’Ordine di Malta nel 1965.

“Non mi fido di quelli che non sbagliano mai”, ha una sua filosofia del lavoro, semplice, efficace. “Dobbiamo restare artigiani nel nostro intimo, perché ciò che caratterizza quello che produciamo è sempre la passione, l’amore per il particolare, il rapporto coi clienti e con chi lavora al nostro fianco. Ogni nostro progetto nasce nella testa e per realizzarlo dobbiamo sempre tenere al centro le persone: i collaboratori con le loro fondamentali competenze, i consumatori e il territorio, che tanto ci dà e al quale abbiamo il dovere di restituire”.

Persone e territorio.

Paolo ha ben chiaro quali sono le due principali ricchezze del Friuli Venezia Giulia. “Se continuiamo ad evolverci come artigiani, mantenendo le nostre identità, ma lavorando per unire le tante piccole aziende della nostra regione, potremo generare una nuova grande onda positiva. A fine agosto l’Economist ha pubblicato una classifica dei paesi esportatori di “cucina” dove l’Italia la fa da padrona incontrastata. Quello che ci viene riconosciuto è il primato del nostro “lifestyle”, l’estetica del buon vivere che abbiamo sviluppato grazie alla bellezza in mezzo alla quale nasciamo e che trasferiamo poi nei nostri prodotti, e non mi riferisco solo all’enogastronomia, ma anche al design, alla moda, all’opera lirica, all’architettura”.

Da imprenditore, oltre che appassionato vignaiolo, quale futuro vedi per il vino nostrano?

“Nel futuro che immagino, vedo la necessità di raffinare e distillare ulteriormente il nostro talento di ricercare l’eccellenza e di comunicarlo. Questa peculiarità, unita al fascino del nostro territorio, ci permetterà di offrire non solo prodotti, ma esperienze! Dobbiamo farlo insieme, farlo in squadra, superando i limiti dell’individualismo. Per citare Al Pacino in un famoso film: “o risorgiamo adesso come collettivo o saremo annientati individualmente”. Dobbiamo capirlo noi e devono capirlo le istituzioni. Spero la Regione sia così lungimirante da supportare con importanti azioni promozionali e di marketing l’eccellente produzione della nostra terra, con uno sguardo particolare al Friulano, da sempre icona del nostro territorio che negli ultimi tempi ha perso ingiustamente un po’ di smalto. Serve un sforzo mirato ad esso, perché questo è il nostro vino identitario!

Saper fare, far sapere!”

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Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

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