• Esperto
  • Udine
  • Collio, F. Grave

Roberto Pighin

Dobbiamo ascoltare le esigenze della platea internazionale

Roberto Pighin è alla guida di un’azienda storica del 'Rinascimento' del vino italiano e friulano, fondata nel 1963 nelle Grave di Risano, dove possiede 160 ettari di vigneto. Nel 1966 acquista 24 ettari a Capriva del Friuli. Produce 800.000 bottiglie con un export pari al 70% in trenta Paesi. I più importanti sono USA, Germania, Gran Bretagna.

E in Cina non ci siete?

“Ho iniziato a frequentare il mercato cinese già nel 1997, da allora ho intrapreso più di un rapporto commerciale con aziende autoctone e ibride (società tra cinesi e occidentali).

Oggi, dopo oltre vent’ anni e per quanto ci riguarda, rilevo che, nonostante la Cina sia potenzialmente un mercato immenso, per i vini di fascia media italiani, la possibilità di crescita importante nel medio termine è piuttosto ardua, per la concorrenza degli onnipresenti francesi, dei californiani e dei vini prodotti nei paesi più limitrofi, come gli Australiani o Neo Zelandesi. A questo si aggiungono i vini domestici, prodotti ad hoc da macro aziende super strutturate e organizzate per soddisfare le esigenze gustative dei palati locali. Altra cosa sono i vini di altissima fascia di prezzo, che sono considerati uno status-simbol dai super benestanti. In ogni caso si percepisce una costante evoluzione della cultura enoica delle figure professionali e dei potenziali consumatori che lascia ben sperare”.

La vostra è un’azienda storica che ha un’ampia visione dei mercati. Come vi muovete per il futuro? 

“In un mondo sempre più veloce come quello che stiamo vivendo e vivremo, dove l’offerta di tutto cresce quotidianamente a dismisura, anche l’imprenditore, a prescindere dal settore in cui opera, deve adeguarsi al passo creandosi dello spazio con la forza di ciò che non è copiabile e che, per i produttori vitivinicoli, è rappresentato dal territorio.

Nel caso del Friuli, le Doc sono eccessive e hanno creato soltanto una gran confusione sul consumatore. Anche perché tutte producono gli stessi vini varietali. Visto che dobbiamo vendere all’estero buona parte della nostra produzione, dobbiamo ascoltare le esigenze della platea internazionale, ma non variando costantemente lo stile dei vini – che ci ha portati, come detto, alla perdita d’identità – ma adeguando il modello di comunicazione, che deve essere immediato e chiaro e il cui primo passo s’appoggia sulle Doc. Per cui sarebbe utile una loro semplificazione in due soltanto, una di pianura ed una di collina, con eventuali sottozone. D’altronde i mercati questo ci stanno chiedendo. Oggi, negli Stati Uniti, dove noi siamo presenti dal 1982, vendiamo Collio e Doc Friuli. Prova ne sia che c’è una spiccata tendenza da parte dei produttori più consistenti a favore della Doc Friuli”.

Quale potrebbero essere le modifiche necessarie?

“Il disegno di riforma delle Doc deve portare a disciplinari più realistici, quando si parla di rese d’uva per ettaro e di vino che mirino all’innalzamento qualitativo e non quantitativo. Fermo restando i vini classici eccellenti del panorama produttivo regionale, ritengo necessario un vino bandiera, che io identifico con la Ribolla Gialla ferma, che ha una grande potenzialità, purché prodotta nel rispetto della qualità, di cui c’è estremo bisogno. Altro argomento da affrontare è la tutela del nostro patrimonio di autoctoni in accordo con le istituzioni”.

Roberto Pighin conclude con due osservazioni confortanti.

La prima che riguarda le viti resistenti. “Abbiamo messo a dimora 6 ettari di vigneti che hanno ottenuto la conversione a biologico, tra Sauvignon Soreli e Tocai Furtai. La prima vendemmia a regime sarà quella del 2020 e sarà un bianco biologico, reso sicuramente ancor più credibile dall’utilizzo di questi vitigni. Siamo molto contenti dei primi risultati sperimentali, tant’è che la scelta delle resistenti la consideriamo un’ottima opportunità”.

La seconda. “Il Friuli ha tutta la potenzialità per riacquisire l’identità che si merita, l’importante è abbattere i campanili con regole semplici, efficaci e sinergiche tra produttori, per far sì che la politica possa avere chiare le nostre esigenze e così attuare i provvedimenti più adeguati, per agevolare il riposizionamento del nostro comparto”.

About

Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

designed in tundra