• Nuove leve
  • Udine
  • F. Colli Orientali

Simone Sechi

Dobbiamo trovare una visione unitaria

La mamma di Simone, Ivana Adami, tutt’ora a fianco di suo figlio, è stata presidente dei Colli Orientali ed è stato suo padre, Giovanbattista (nonno di Simone), a creare l’azienda nel 1967. Dodici ettari di vigneto a Rosazzo. Produce 50/60.000 bottiglie che esporta per il 40%.

Simone che vuol dire essere piccoli vignaioli in un mercato mondiale?

“Essere unici, fare in maniera di far sentire il territorio nei vini che fai. Scegliere la strada naturale e bio (prima vendemmia certificata la 2019). So anche che in Italia essere bio è quasi un peccato, mentre all’estero siamo molto apprezzati. Dobbiamo puntare sugli autoctoni e dare loro il massimo del valore, sia in vigna che in cantina e, soprattutto, sui mercati. Non abbiamo la forza di inseguire i trend del momento e, lo facessimo, ne verremmo risucchiati. A Rosazzo abbiamo creato la Docg “Rosazzo”. Proprio per alzare il livello della piramide, per diversificarci sui mercati. Siamo più di dieci aziende nell’area, alcune molto importanti, ma siamo solo in quattro a rivendicare la sottozona”.

Perché?

“Gelosie? Mancanza di sensibilità nella valorizzazione del proprio territorio? Mancanza di visione del mercato? Fatto sta non riusciamo a farla decollare. È chiaro che se tutte le aziende si impegnassero, avremmo una bella massa critica, tale da farci sentire”.

Che può fare una piccola azienda in queste condizioni?

“Oltre che seguire quanto ho detto, nei reimpianti incremento gli autoctoni – che ora sono Friulano, Ribolla, Pignolo e Refosco – che via via andranno a sostituire gli internazionali. Obbligati a impegnarsi sui mercati che in ordine d’importanza sono: Italia, Stati Uniti, Cina, Svizzera e Gran Bretagna. Viene rabbia al pensare che mentre da una parte il consumatore va alla ricerca di aree che sappiano esprimere vini di una forte personalità – come quella di Rosazzo, ad esempio – dall’altra le realtà vitivinicole locali non riescono a collaborare per comunicare l’enorme potenziale dormiente del territorio stesso. Dobbiamo constatare che il nostro Friuli enologico è rimasto indietro sul piano della comunicazione del territorio e nel fare marketing, anche basico. I consorzi? Sembra che abbiano esaurito la loro corsa e che non siano stati capaci di stare al passo con i tempi. Abbiamo troppi consorzi in un territorio piccolo come il Friuli, quando ne basterebbero tre, concentrando peso, capacità di tutela e forza per investire. Le medio/piccole produzioni artigianali di qualità che, però, danno buona immagine e riconoscibilità al territorio (anche all’estero), faticano ad avere peso e voce nelle macro scelte strategiche. Gran colpa è di noi produttori. Manchiamo di una visione unitaria sul futuro ad ogni livello: dalla base fino alle Istituzioni. Senza avere capito il valore di traino che i vini bandiera possono avere su tutto il sistema. Così facendo, abbiamo perso molta della nostra identità, che diluiamo in tanti stili, proposte tra loro diverse, andando ognuno per suo conto. Il risultato? Disorientiamo il consumatore che così si rivolge ad altri. Mentre noi avremmo necessità di dare al nostro vino più prestigio per tramutarlo in maggior valore e dare alle aziende, in tal modo, maggiori possibilità d’investire sui mercati”.

About

Quaderni di Agricultura è un sito web e un libro.

È un progetto realizzato per Camera di Commercio di Udine e Pordenone da Walter Filiputti e Tundra Studio.

designed in tundra