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Valneo e Matteo Livon

È ormai chiaro che serve una nuova governance

Sono 60 gli ettari di vigna in Collio, 25 nei Colli Orientali e 90 nella Doc Friuli Grave a Chiopris, dove hanno anche ricavato, dalla vecchia villa, l’hotel di charme Villa Chiopris. Inoltre i Livon sono presenti nel Chianti Classico, con un’azienda di 15 ettari e in Umbria, Doc Montefalco, col Sagrantino con 22 ettari. In Friuli producono circa 800.000 bottiglie l’anno. I mercati: 45% estero.

La famiglia Livon è tra quelle che fondarono l’enologia moderna del Friuli Venezia Giulia. Fu Dorino, padre di Valneo e Tonino, che ebbe l’intuizione di acquistare vigneti in splendida posizione a Ruttars (nel 2019 hanno raggiunto i 55 anni di attività). Poi i figli ingrandirono di molto l’azienda paterna. Da tempo è entrato in azienda il figlio di Valneo e Rossella, Matteo. Mentre la mamma Rossella cura le pierre, lui segue già a pieno regime i mercati Italia e estero. Tonino, invece, è il responsabile dei vigneti. Quelli di Ruttars sono dei capolavori anche di bellezza estetica, oltre che viticola.

Incontriamo Valneo e suo figlio Matteo a Dolegnano, sede dell’azienda e cantina, nell’area antistante gli uffici attrezzata per gli incontri. Nota positiva di buon auspico: “C’è un piccolo segnale che il bianco del Friuli torni ad essere richiesto”.

E la Ribolla gialla?

“È attualmente il vino che traina anche gli altri. Andrebbe brevettata come “Ribolla gialla del Friuli Venezia Giulia”. Inutile negarlo: abbiamo bisogno che le Istituzioni prendano decisioni. È ormai chiaro che serve una nuova governance. Perché si rende necessario mediare tra i vari produttori sul territorio ed è strategico investire nella comunicazione. Sono sempre meno quelli che sanno dove siamo. È come fossimo stati cancellati dalla carta geografica italiana, sotto il profilo vinicolo. Noi facciamo parte anche del consorzio del Chianti classico, dove la parola d’ordine è investire sulla promozione. Compito che deve essere anche dei nostri consorzi. Ritengo che queste operazioni possano essere fatte congiuntamente tra Collio e Colli orientali, in particolare per la Ribolla gialla. Inoltre dobbiamo lavorare molto sugli autoctoni e presentarsi uniti”.

Voi che nei vigneti investite sempre tanto, come vedete il futuro del VignetoFVG?

“Questa vendemmia, la 2019, sarà la prima delle viti resistenti. Abbiamo piantato un ettaro di Resis bianca da Sauvignon. E lo convertiremo in bio. Altro tema ricorrente è il peso della burocrazia. Più chiediamo di semplificarle e peggio va. Infine è necessario dialogare con i piccoli produttori per trovare delle nuove sinergie”.

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