Perito metalmeccanico di Illegio, classe 1989, Marco Zozzoli ha lavorato per 3 anni in un’azienda del settore che non riusciva a soddisfarlo:
“Mi sono accorto che quel lavoro non mi piaceva e non sopportavo di stare chiuso in un capannone. Così, per caso, ho iniziato a fare lavori per gli orti delle famiglie di Illegio, che sono numerosi e abbastanza ampi. È una nostra radicata tradizione che, oltre a contribuire al sostentamento delle famiglie (producendo prodotti buoni e sani), occupa le persone anziane in un lavoro che li tiene in forma.
Illegio, che noi chiamiamo Dieç, ha nella sua storia agricola un piccolo segreto che si è tramandato da generazione in generazione: è il Glass Geme, ovvero il mais di Illegio. Vero e proprio gioiello della biodiversità reso possibile dal fatto che i nostri vecchi non comperavano le sementi, ma conservavano un sacchetto del raccolto per poi seminarlo la stagione successiva. Per cui questa varietà, che si coltivava certamente già prima della Grande Guerra (1915-1918), si è adattata a questo ambiente. La cosa che mi ha colpito è stato constatare come questo tipo di mais non vada in stress idrico come le altre varietà e, ciononostante, le sue farine abbiano valori di micotossine ben al di sotto dei limiti consentiti. Furono queste osservazioni a spingermi a chiedere dei campi in affitto per lavorarli e piantarvi anche il Sorc di Dieç. Ad oggi ho messo assieme circa 6 ettari. Quando raccolgo le pannocchie le faccio mettere in treccia dai miei nonni Alda e Carlo, che fanno dei veri capolavori. Trecce che appendiamo all’aria aperta dove subiscono una naturale e lenta essiccazione per ottenere delle farine ottimali. La macina dei grani la faccio presso il mulino di Fiorindo Mazzolini di Socchieve (un vero innovatore e maestro della macina a pietra N.d.A.). Le farine sono ottime e ho incominciato a venderle nei negozi e ai privati dell’area di Tolmezzo. È stata questa esperienza ad avermi indicato la strada: ricercare grani antichi (l’azienda di Marco si chiama Vecjo mulin, vecchio mulino). Questa prima esperienza mi ha portato ad avere una visione dell’agricoltura dove l’etica della qualità è al primo posto, oltre a rifiutare la chimica. Le rese del Sorc di Dieç sono molto basse: infatti non superano i 35 quintali di granella per ettaro. Tra l’altro è un mais molto colorato e bello da vedersi.
La passione per le varietà e le sementi antiche mi ha portato a scoprire il mais Glass Gem, ovvero Gemma di vetro, detto anche mais arcobaleno in quanto, in una sua pannocchia, si possono trovare fino a una ventina di varianti cromatiche”.
La storia del mais arcobaleno è la testimonianza sorprendente di come un’antica varietà di granoturco sia sopravvissuta all’estinzione grazie alla passione di un agricoltore dell’Oklahoma, Carl Barnes, discendente dalla tribù nativa dei Cherokee, che desiderando preservare il proprio passato, l’ambiente e la biodiversità ha rintracciato alcuni semi di specie di mais incredibilmente antiche e particolari, tra cui alcune con le pannocchie dai chicchi multicolore. Dopo anni di selezione di diverse specie di mais, le ha incrociate fino ad ottenere il Glass Geme.
“Nel 2015”, ricorda Marco, “ho realizzato un mio sogno: acquistare 100 semi di Glass Geme che mi sono stati dati per pochi dollari. Filosofia no-profit di cui sono convinto perché le sementi dovrebbero essere di tutti. Così ho seminato i primi 3000 mq. La farina che ho attenuto dal primo raccolto ha dato grande soddisfazione. Ho fatto la polenta che ho fatto assaggiare ai miei compaesani, ricevendo tantissimi complimenti fatti da persone ipercritiche e che hanno come metro di paragone il Sorc di Dieç. Ho provato anche a fare dei biscotti, che sono venuti straordinariamente buoni.
Oltre ai mais, coltivo circa 200 varietà tra tuberi, ortaggi e piante rare come la mandorla di terra o Zigolo dolce. E lo faccio seguendo le regole dell’agricoltura sinergica, metodo di coltivazione elaborato dalla spagnola Emilia Hazelip (1937-2003) che si basa sul principio che mentre la terra fa crescere le piante, le piante creano suolo fertile attraverso i propri essudati radicali, i residui organici che lasciano e la loro attività chimica, insieme a microrganismi, batteri, funghi e lombrichi. I prodotti ottenuti con questa pratica hanno una diversa qualità, un diverso sapore, una diversa energia e una maggiore resistenza agli agenti che portano malattie; attraverso questo modo di coltivare viene restituito alla terra, in termini energetici, più di quanto si prende, promuovendo i meccanismi di autofertilità del suolo e facendo dell’agricoltura un’attività umana sostenibile”.
Il lavoro di ricerca di Marco Zozzoli gli ha fatto vincere, nel 2019, il premio nazionale Oscar green nella categoria sostenibilità.
“Da allora”, confessa soddisfatto Marco, “continuo a ricevere sementi e piante da ogni dove”.

