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Arianna e Andrea Tomat

In questa terra bellissima e che noi amiamo, manca il concetto di collaborazione

Giovani allevatori assieme alle zie Stefania e Alessandra

La famiglia Tomat vive di allevamento. Ha una stalla di proprietà con 40-50 capi – siamo ad Arta Terme, in Carnia – alimentati per il 60% con fieno sfalciato dai 27 ettari dei loro prati stabili. Inoltre, durante il periodo estivo, portano il bestiame a malga Gerona, in comune di Sauris, dove restano per 3 mesi. 

Ne parliamo con i giovani fratelli Arianna (del 1994), diploma in chimica biologica a Tolmezzo e Andrea (del 1998), diploma in produzioni animali e vegetali conseguito a Cividale:

“Uno dei problemi più pesanti che abbiamo è la burocrazia, perché è opprimente, ci crea l’ansia delle carte. Una burocrazia invadente e spesso inutile che, invece di facilitare il nostro lavoro, lo complica. Soffriamo anche molto dalla concorrenza dei prodotti che arrivano dall’estero causa i prezzi contro i quali non possiamo combattere, visti i nostri costi. Dobbiamo però avere il coraggio di dire che dovremmo fare più investimenti sul mercato e sulla ricerca di nuovi prodotti, oltre che incrementare la vendita diretta. Noi conferiamo il latte al caseificio Alto But di Sutrio, che lavora bene ed ha individuato anche nuovi prodotti di successo come il formaggio “Pastorut” (tipo Gorgonzola, dove la qualità del nostro latte dà il tocco in più). Noi però riteniamo che la strada verso la diversificazione dei prodotti proceda con troppa lentezza. Ci stiamo intestardendo, ad esempio, nel produrre troppo formaggio invecchiato – fino a due anni – peraltro buonissimo. Il problema è che il cliente ne consuma sempre meno, mentre cerca formaggi più freschi, dai nuovi sapori, nuove interpretazioni. La nostra latteria ha anche due spacci: il primo all’interno dello stabilimento stesso a Sutrio e il secondo a Tolmezzo, ma avremmo bisogno di un mercato più ampio e per fare questo servirebbero investimenti. Impossibili in quanto, allo stato attuale, la redditività è insufficiente. Fatti i conti, le nostre aziende sopravvivono solo grazie ai contributi e questo non va bene. Noi dovremmo poter gestire la nostra azienda agricola senza attendere i contributi e guadagnare il necessario per sostenere gli investimenti sia nelle migliorie aziendali sia nel marketing. Anche se, come detto, la nostra latteria è ben gestita, servirebbe un cambio di passo. Noi giovani siamo pochi – crediamo non più di 10-15 che hanno scelto di fare la nostra professione – per cui non abbiamo voce in capitolo. Invece sarebbe opportuno che alcuni di noi fossero chiamati nel consiglio della latteria per portare nuova linfa, in uno spirito di reale collaborazione con l’obiettivo comune di far crescere la redditività.

Durante l’estate saliamo a malga Gerona, cosa che richiede un bel sacrificio, lassù, fuori dal mondo per tre mesi, anche se in una situazione naturale fantastica. La malga rappresenta una fonte di reddito importante che gestiamo direttamente. Il fatto è che i pascoli della malga, oltre che essere un toccasana per il benessere animale, danno un formaggio – produciamo anche burro, ricotta fresca e affumicata e caciotta – di una bontà unica che noi vendiamo senza problemi. Così il tempo che risparmiamo per accudire le vacche – non serve preparare il fieno, perché le vacche vanno a scegliersi i pascoli migliori in totale libertà – lo dedichiamo alla produzione. Il Malga o formadi di mont (formaggio di monte) iniziamo a venderlo non prima di due mesi di stagionatura. I prezzi sono buoni – dai 14,50 € al kg per il due mesi fino a 20/24 € al kg per il dodici mesi – ma non andiamo oltre in quanto, essendo un formaggio a latte crudo intero, non è adatto a stagionature prolungate. A nostro parere dà il suo massimo tra i 4 e 5 mesi”.

Perché non cercate di unirvi, voi produttori di malga, per fare un consorzio, una cooperativa, una rete per andare sul mercato con maggior forza contrattuale? O potreste farlo voi giovani.

“Purtroppo sono pochi i giovani che scelgono di fare il nostro lavoro, come abbiamo detto. In generale, in questa terra bellissima e che noi amiamo, manca il concetto di collaborazione. Parlare di filiera corta, rete d’impresa o cooperativa è utopistico, perché ognuno vuole fare per sé. Poi è assai dura mettere d’accordo anziani e giovani. Infine sono l’invidia, le gelosie il vero handicap sociale di questa terra. Nell’intendere il lavoro, alla base c’è la difficoltà di far capire quanto sia urgente spostare gli sforzi dal produrre al vendere a prezzi remunerativi. Per farlo servono impegno, competenze e denaro, ma alla base deve esserci la volontà per farlo, che è assente”.

Non avete mai pensato a sviluppare un agriturismo e un vostro punto vendita?

“L’agriturismo ci richiederebbe del tempo, che non abbiamo. Poi ci sono i tre mesi in malga, che non è attrezzata per l’ospitalità (la malga è del comune di Enemonzo, che non ha soldi da investire), dove aderiamo all’evento aperto al pubblico Festa del formaggio salato e di malga, che si fa agli inizi di agosto. Ad Arta, area termale, abbiamo sistemato due appartamenti che affittiamo. Inoltre facciamo anche alcuni mercati locali”.

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