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Guido Lenarduzzi

Il problema non è tanto produrre, bensì costruire un progetto sostenibile
che possa riuscire a gestire tutta la filiera

L’alieno dei grani antichi friulani e i suoi 11 apostoli

Quella di Guido Lenarduzzi è una gran bella storia da raccontare. Studente di tecnologie alimentari all’Università di Udine, durante il suo percorso di studi sceglie di affrontare una ricerca sulla filiera delle farine e s’imbatte in una riguardante i grani antichi in Toscana. Con coraggio e sana incoscienza tipica di un ventenne, si muove sulle ali dell’entusiasmo fino a conoscere uno dei primi fornai che si occupava della filiera dei grani antichi toscani. Risultato: spende tre mesi delle vacanze estive da quel fornaio che poi diverrà amico e compagno di lavoro. Questo rapporto venne portato avanti per tre anni durante i quali ha potuto verificare le proprie idee. Fu così che riuscì a recuperare delle sementi adatte, o così si sperava che fossero, alle condizioni pedoclimatiche friulane.

“Va chiarito”, osserva Guido, “che i cereali che si coltivavano un tempo in Friuli, erano il frumento, la segale, il mais e il grano saraceno. Gli altri, come il grano duro, nei terreni settentrionali difficilmente attecchivano con successo per via del clima. Per cui era consuetudine produrre la pasta con il grano tenero, che è alla base di molti piatti delle nostre tradizioni. Solo negli anni ‘60, per una legge nazionale a salvaguardia delle tipicità della pasta made in Italy e del Meridione, fu imposto che, per essere definita tale, avrebbe dovuto essere prodotta esclusivamente con semola di grano duro”.

Bene. Con quella donazione di grani “toscani”, questo ragazzo riuscì, con l’aiuto di un agricoltore, a piantare i primi 3000m in Friuli: “Risultati stupefacenti, senza irrigazione, concimazione e trattamenti fitosanitari vari”, esclama Guido. “Il frumento crebbe benissimo, raggiungendo un’altezza media di 1.70 m. Incredibile, se pensiamo ai frumenti moderni convenzionali. L’anno dopo decidemmo di riseminare tutto, coinvolgendo altri tre agricoltori e così per gli altri due anni seguenti, finché si decise di fondare l’associazione #Graniantichifvg. L’anno successivo un passo in più: creammo la Cooperativa agricola Grani Antichi FVG, con sede a Rauscedo. L’obiettivo era costruire un esempio di filiera innovativa agricola, dal campo alla tavola, salvaguardando la salute del consumatore e allo stesso tempo il territorio e l’ambiente che lo circonda”.

Oggi la cooperativa consta di 11 soci, oltre ad alcuni agricoltori esterni, con i quali siamo riusciti a produrre fino a 50 ettari di frumento da varietà antiche. La cooperativa, dopo circa 18 mesi di lavoro, ha raggiunto i 120.000 € di fatturato, superando numerose difficoltà e aprendo il mercato su gran parte del territorio regionale.

“Come ben sappiamo”, sottolinea ancora Guido, “in agricoltura il problema non è tanto produrre, bensì costruire un progetto sostenibile che possa riuscire a gestire tutta la filiera, salvaguardando gli interessi e gli obiettivi di tutti, interiorizzandosi la parte commerciale. Questo è quanto abbiamo fatto, evitando di spendere ed investire in strutture troppo costose; infatti la cooperativa è partita con un capitale sociale ridottissimo di 20.000 €, metà dei quali utilizzati per l’acquisto delle materie prime conferite dai soci, l’altra metà è stata utilizzata per le spese di avviamento della cooperativa stessa”.

Ecco il piano ideato da Guido Lenarduzzi.

  1. Selezione dei mulini e dei mugnai più adatti ed esperti nella trasformazione a pietra di queste varietà di grano. Ne selezionammo due: il primo maggiormente tecnologico e caratterizzato da un elevata conoscenza ed esperienza nell’arte molitoria, il Molino Terrevive di Rossano Veneto (VI); l’altro il Mulino dell’azienda agricola Fiorindo Mazzolini a Socchieve (UD), caratterizzato da alta rusticità e dinamicità di produzione.
  2. Capannoni ed infrastrutture? No, perché costruirne delle altre, si sono detti. Più conveniente portare a regime quelle che già esistono e operano sul territorio. Su questa linea di pensiero, quindi, Grani Antichi FVG si è unita agli spazi messi a disposizione da un’altra cooperativa del territorio Sangiorgino, la FriulKiwi Sca.
  3. Per gli stoccaggi del frumento e per la gestione logistica delle materie prime, hanno creato delle relazioni e dei rapporti di cooperazione con la Cooperativa C.Co.C di Rivolto (UD) e ora stanno cercando altri contatti con cooperative del settore cerealicolo.
  4. Trasformazioni e realizzazione dei vari prodotti da forno – quali i biscotti, i dolci da ricorrenza, i grissini, i crackers ecc. – sono stati affidati a forni del territorio, costruendo sinergie di collaborazione e condivisione anche con la Cooperativa Sociale ARCA di Pasiano, con la quale stanno realizzando numerosi progetti e sviluppi.

Guido, di cosa ti occupi?

“Beh, di tutto quello di cui abbiamo parlato, ad esclusione della produzione in campo. Non sono un agricoltore, non ho né terreni né mezzi.

Mi occupo della parte produttiva e di sviluppo, gestionale, commerciale, amministrativa, distributiva e logistica… insomma, un po’ di tutto. Attualmente distribuiamo a pizzerie, ristoranti, panifici e negozi sul territorio Udinese e Pordenonese, ma contiamo di espanderci, viste le richieste.

Stiamo constatando che il nostro progetto piace, ma soprattutto intravvediamo buone prospettive di crescita, sempre che questa venga sostenuta dalla base e cioè dal mondo agricolo. Perché sono loro i reali pilastri di questa struttura. Se non ci credono e non supportano la struttura, questa sarà destinata a crollare.

Le prospettive di crescita, come si diceva, sono buone: abbiamo un +30%, non molto, ma nemmeno poco contando le risorse messe a disposizione per la partenza. Diciamo che siamo riusciti a spostare gli sforzi e gli investimenti dalle strutture fisse al mercato, investendo maggiormente nella costruzione di reti e rapporti di collaborazione commerciale e produttiva. Confesso che è un mio punto di orgoglio aver realizzato un modello come questo all’interno del mondo agricolo friulano che, notoriamente, non brilla per spirito di collaborazione”.

Noi aggiungiamo che ci voleva una mente giovane, coraggiosa e preparata, oltre che libera dalle incrostazioni createsi dalle ataviche invidie. Serviva arrivasse Guido Lenarduzzi, un alieno che ha saputo trovare 11 apostoli che lo ascoltassero e che credessero nel suo progetto.

Bravi.

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